Maleducazione e ignoranza gratuite. Da evitare.
Non sono di Roma, al tempo dell'infausto episodio soggiornavo in città per 3 giorni. Entro nel suddetto bar casualmente per prendere un caffè, dove trovo la "signora" che neanche saluta. Probabilmente, essendo del Nord, ho utilizzato una formula non usuale per un orecchio romano, ergo "Salve, scusi, potrei chiederle un caffè?". La "signora" ci pensa un pò, mi fulmina con lo sguardo e mi sento rispondere "Che vordì se moo poi chiede, che me stai a pijà per il c*lo?". Pensando che la "signora" stesse scherzando, la prendo sul ridere. Di contro, mi minaccia con un sottotazza urlando "Guarda che c'ho er coso in mano e too dò in testa eh!". Il caffè me lo da lo stesso, non viene più pronunciata una parola e stranito esco dall'infame luogo. Mi convinco che la "signora" stesse scherzando, pesantemente, alla romanaccia, ma scherzando. Ingenuamente, ci faccio ritorno dopo poche ore. Sorridendo, mi introduco stavolta con "Stavolta ci vado cauto, sono un pò indeciso sulla formula da usare per chiederle un caffè." Vengo ricoperto da una cascata di improperi. Prima mi minaccia dicendomi "Allora tu non hai capito niente", poi con improperi quali "Te ne devi annà", "Tu me pari finto, me pari" e "Che si fa così ar paese tuo?".
Ar paese mio, se si chiede un caffè la barista non va in bestia e non ti minaccia con un oggetto contundente. read more